Skip to main content
La nostra energia è certificata 100% EKOenergy
Area Soci | Aderisci a WeForGreen
Energie rinnovabili Progetti sostenibili

Pannelli solari, minuscoli girasoli ne aumentano l’efficienza

Si chiama SunBOT ed è un sistema fototropico artificiale in grado di permettere anche ai sistemi solari fissi di…

14/11/2019Si chiama SunBOT ed è un sistema fototropico artificiale in grado di permettere anche ai sistemi solari fissi di “seguire il sole”.

Da un gruppo di ingegneri dell’Università della California a Los Angeles (UCLA), nasce uno studio aumentare l’efficienza dei moduli solari, attraverso l’installazione di nano-inseguitori biomimetici.

Il sistema fa su piccolissima scala quello che i grandi inseguitori solari fanno nei grandi impianti a terra: permette di sfruttare al meglio la luce a seconda del diverso angolo di incidenza durante il giorno.

I risultati del lavoro riportano la realizzazione di un nuovo polimero sintetico dotato di fototropismo, ossia della capacità di seguire “lo spostamento del sole”. Il team ha usato questo materiale per creare una sorta di piccolissimi girasoli, i SunBOT per l’appunto, da posizionare sulla superficie dei pannelli solari.

Ogni elemento è composto da uno stelo di circa un millimetro di diametro, infuso con un nanomateriale in grado di trasformare la luce in calore. All’apice superiore si trova il “fiore”, che ha il compito di assorbire i fotoni, costituito dallo stesso materiale delle comuni celle solari. Quando la luce colpisce un lato dello stelo, questo si riscalda e si restringe, piegandosi e allineandosi direttamente verso la fonte di luce. “ Tale riconfigurazione adattativa – spiegano gli scienziati – viene realizzata attraverso un circuito di feedback integrato radicato nelle proprietà fototermiche e meccaniche del materiale”.

Per testare l’innovazione, il team ha immerso un pannello coperto di bot in acqua con solo le punte di raccolta sporgenti. Per misurare la quantità di luce convertita in calore, hanno quindi monitorato la quantità di vapore acqueo generata dal modulo, scoprendo così un aumento del 400 per cento del vapore generato rispetto a sistemi non traccianti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA, ed è soggetto alla Privacy Policy e ai Termini di utilizzo di Google.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Edilizia biosostenibile Energie rinnovabili

Case eoliche: l’eco architettura come strumento di autonomia energetica

12/02/2015 Il designer tedesco Goetz Schrader sta creando dei progetti residenziali che collegano la realtà dell’abitazione sostenibile con un futuro fantascientifico. Il suo prospetto per il parco Wind Pecker sembra infatti uscito da un film: il designer immagina la possibilità di trasformare i piloni che supportano le turbine eoliche in strutture che contengono appartamenti. Le diverse abitazioni disposte lungo l’asse portante della turbina sono raggiungibili attraverso un ascensore all’interno del pilone, l’interno dell’appartamento è illuminato dalla luce che penetra dalle vetrate circolari. Ma soprattutto, tutti gli appartamenti sono energeticamente autonomi e sono alimentati dall’energia eolica.

Continua
Energie rinnovabili

Il web è la nuova frontiera dell’energy sharing olandese

09/10/2014 L'innovativo progetto si chiama Vendebron e arriva dall’Olanda. L’idea, sviluppata da quattro ricercatori di Fastcompany, permette, tramite una piattaforma online, l’acquisto di energia elettrica green direttamente da produzioni indipendenti locali, mettendo in contatto produttori e consumatori attraverso il semplice utilizzo di una app online.

Continua
Progetti sostenibili

L’accumulo di energia? Batterie o sharing

22/05/2014 Secondo una tendenza che si sta sempre più delineando in Italia ed in Europa, per un accumulo domestico dell'energia rinnovabile ci sono due soluzioni: le batterie oppure le cooperative. Due soluzioni apparentemente distanti, ma che hanno un filo comune: la massimizzazione dell'autoconsumo. L'analisi parte dal fatto che il fotovoltaico, tecnologia per l'autoproduzione di energia più diffusa tra i cittadini, produce nelle ore diurne. Ore nelle quali spesso il consumo domestico è basso e per questo buona parte dell'energia prodotta viene immessa in rete e non autoconsumata. Da un campione di impianti domestici, è emerso che il 48% dell'energia prodotta non viene consumata. Spreco? No sicuramente, in quanto viene comunque immessa nel sistema elettrico energia pulita, ma per il proprietario dell'impianto fotovoltaico il beneficio dell'autoproduzione viene meno.

Continua