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Climate Summit 2014: obbiettivo salvare il mondo!

A conclusione dell’atteso vertice Onu sul clima, tenutosi il 23 settembre in una New York in pieno fermento green, gli spunti e le buone intenzioni da cui ripartire sono molti. Dopo il fallimentare congresso ambientale di Copenaghen, andato in scena nell’ormai lontano 2009, la situazione climatica mondiale si è ulteriormente irrigidita, peggiorando nel corso del tempo sotto numerosi aspetti, quindi questa è probabilmente una delle ultime, se non l’ultima, possibilità che i governi mondiali hanno tra le mani per intervenire su le sorti del nostro pianeta.

02/10/2014A conclusione dell’atteso vertice Onu sul clima, tenutosi il 23 settembre in una New York in pieno fermento green, gli spunti e le buone intenzioni da cui ripartire sono molti. Dopo il fallimentare congresso ambientale di Copenaghen, andato in scena nell’ormai lontano 2009, la situazione climatica mondiale si è ulteriormente irrigidita, peggiorando nel corso del tempo sotto numerosi aspetti, quindi questa è probabilmente una delle ultime, se non l’ultima, possibilità che i governi mondiali hanno tra le mani per intervenire su le sorti del nostro pianeta.

A margine dell’evento trapela molta soddisfazione tra le parti in gioco. Sia lo stesso Onu, organizzatore dell’incontro, sia gli spettatori interessati, i cittadini stessi, sono stati risollevati da un Summit che ha finalmente fornito delle proposte e delle idee da trasformare nel medio periodo in azioni concrete. Lo stesso Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, l’ha definita “una giornata storica”.

Tra le promesse fatte dai capi di governo mondiali, spicca quella dell’Unione Europea, la quale ha fissato entro il 2050 il taglio delle proprie emissioni di CO2 dall’80% al 95%. Non da meno gli Stati Uniti con Barack Obama in prima fila, il quale ha scelto di firmare un ordine esecutivo a livello federale per diffondere il concetto di resilienza nei programmi di sviluppo e negli investimenti internazionali, mettendo inoltre a disposizione esperti e tecnologie per aiutare i paesi poveri a essere pronti in caso di eventi climatici estremi e stendere piani di intervento di lungo periodo. La Cina invece si è impegnata a diminuire del 45% l’intensità delle proprie emissioni (valori registrati nel 2005) entro il 2020, raddoppiando lo sforzo economico per aiutare i partner asiatici. Rimanendo ulteriormente nel lontano Oriente, l’India è intenzionata, sempre entro il 2020, a raddoppiare l’elettricità prodotta da fonti come vento e sole.

Unica nota dolente a margine delle buone premesse maturate durante l’incontro, le pesanti assenze dei leader di due dei paesi che più hanno sulla coscienza il cambiamento climatico degli ultimi anni: Cina e India, i quali con il loro comportamento, mitigato comunque dal pronto invio di adeguati rappresentanti, hanno fatto trapelare un misto di superficialità e di incuranza verso l’impegno che questo Summit si poneva di produrre. Ma, nonostante ciò, il congresso si è rivelato di estrema utilità per capire quali metodi adottare e quali soluzioni e strade intraprendere, mettendo a confronto idee e possibili soluzioni per andare incontro finalmente alle esigenze dell’ecosistema che ci circonda.

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